{"id":1591,"date":"2015-07-19T22:11:32","date_gmt":"2015-07-19T22:11:32","guid":{"rendered":"http:\/\/eduardomissoni.info\/?p=1591"},"modified":"2015-07-19T22:11:32","modified_gmt":"2015-07-19T22:11:32","slug":"19-luglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/eduardomissoni.info\/?p=1591","title":{"rendered":"19 Luglio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/eduardomissoni.info\/?page_id=379\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1244\" src=\"http:\/\/eduardomissoni.info\/wp-content\/uploads\/prima2-191x300.jpg\" alt=\"prima2\" width=\"191\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/eduardomissoni.info\/wp-content\/uploads\/prima2-191x300.jpg 191w, https:\/\/eduardomissoni.info\/wp-content\/uploads\/prima2-654x1024.jpg 654w, https:\/\/eduardomissoni.info\/wp-content\/uploads\/prima2.jpg 978w\" sizes=\"auto, (max-width: 191px) 100vw, 191px\" \/><\/a>Correva l&#8217;anno 1980. Nicaragua, primo anniversario del trionfo della Revoluci\u00f3n Sandinista negli occhi e nelle riflessionidi un giovane medico volontario appena giunto in quel paese.<\/p>\n<p>da <a href=\"http:\/\/eduardomissoni.info\/?page_id=379\">Misa Campesina<\/a>, pp. 52-54<\/p>\n<p>&#8220;Fin dalle prime ore dell\u2019alba la Carretera Panamericana era percorsa da una fila ininterrotta di pullman e camion gremiti di persone che giungevano dalle regioni pi\u00f9 lontane. Donne e uomini di tutte le et\u00e0, moltissimi giovani; anche gli studenti che stavano alfabetizzando nella monta\u00f1a tornavano quel giorno a Managua, per partecipare ai festeggiamenti del primo anniversario della Rivoluzione.<br \/>\nLa plaza 19 de Julio, un grande spiazzo asfaltato apposta per l\u2019occasione, era gremita: almeno trecentocinquantamila persone. Sul palco i dirigenti del Frente Sandinista de Liberaci\u00f3n Nacional si alternarono al microfono. \u201cPatria libre!\u201d era la consigna, lo slogan, gridato a conclusione di ogni intervento \u201co morir!\u201d rispondeva la piazza. \u201cPatria o muerte!\u201d riproponeva il palco, \u201cVenceremos!\u201d confermava la folla.<br \/>\nTra i capi di stato e i grandi leader, solo Fidel Castro aveva risposto all\u2019invito; gli altri, tra cui Carter, Breznew e Arafat, attesissimi, non erano venuti. Sarebbe stato un evento storico, forse avrebbe segnato dall\u2019inizio un destino diverso per il Nicaragua.<\/p>\n<p>Sandino aveva lottato contro l\u2019imperialismo yankee, per la libert\u00e0 del popolo nicaraguense. Nell\u2019ideale sandinista si erano potuti riconoscere la maggior parte dei nicaraguensi che lottavano contro la feroce dittatura dei Somoza, vassalli del potente vicino del Nord. A pochi mesi dall\u2019insediamento del governo nato dalla Rivoluzione, Violeta Chamorro &#8211; che sarebbe poi divenuta Presidente della Repubblica nel 1990 &#8211; e Alfonso Robelo, esponenti dell\u2019ala moderata, si erano ritirati e l\u2019FSLN \u201cavanguardia del popolo\u201d con i suoi nove comandanti era rimasto praticamente da solo alla guida del Paese. La bandiera rosso-nera del Frente Sandinista affianc\u00f2 la bandiera nazionale bianco-azzurra. Le istituzioni e le organizzazioni popolari assunsero la denominazione sandinista, e sandinista era il modello socio-economico proposto. Non si parlava di socialismo e ancor meno di comunismo, parola che per decenni la persecutoria propaganda somozista aveva reso terribile e diabolica all\u2019orecchio nicaraguense, borghese o campesino che fosse. Anche nella ricerca di un modello economico misto, si rifletteva l\u2019originalit\u00e0 della rivoluzione nicaraguense.<br \/>\nAlla ricerca di una prudente, quanto difficile equidistanza dai blocchi, il Nicaragua sandinista si era iscritto tra i paesi non allineati. Oltre all\u2019assistenza di Cuba, immediatamente solidale nei confronti del Nicaragua rivoluzionario, si registr\u00f2 fin dall\u2019inizio una significativa collaborazione dei paesi dell\u2019Europa occidentale. Meno visibili, ma indiscutibilmente crescenti, erano le relazioni con i paesi del blocco sovietico.<br \/>\nA differenza di molti altri giunti in Nicaragua dopo il 19 di luglio del 1979, la mia partenza non era stata motivata dall&#8217;ideologia. e alcuni aspetti propagandistici mi lasciavano perplesso.<\/p>\n<p>Finiti gli studi universitari avevo optato per la sostituzione del servizio militare con un periodo di volontariato civile nella cooperazione internazionale. Influenzato da Albert Schweizer, pensavo ad una &#8220;mia&#8221; Lambaran\u00e9 in qualche villagio africano. Una certa affinit\u00e0 culturale &#8211; anche specchio di un comune passato scout- con le persone che incontrai nel corso dei colloqui di selezione, avevano condizionato poi la mia scelta per il MLAL, destinazione la Colombia. Per tre mesi avevo condiviso con altri volontari in partenza e molti religiosi &#8211; anche loro in procinto di iniziare la missione nel Nuovo Continente &#8211; un periodo di intensa preparazione presso il Seminario America Latina di Verona.<br \/>\nAnche per la sua ispirazione cristiana, il MLAL non poteva rimanere indifferente a speranze di democrazia e giustizia sociale ed al coinvolgimento delle comunit\u00e0 cristiane nella costruzione della nuova societ\u00e0, con ben quattro preti al governo. Per me la destinazione non faceva molta differenza. Cos\u00ec quando mi proposero di andare in Nicaragua accettai. Non ero certo tra i \u201crivoluzionari\u201d che avevano seguito quell\u2019esperienza con trepidazione attraverso la televisione e i giornali; a differenza di molti miei amici, in quegli anni, non ero stato attratto dalla politica. Credevo per\u00f2 nei principi di pace e giustizia sociale, ed in quel senso il mio impegno e le mie scelte erano radicali.<\/p>\n<p>La coscientizzazione insita nel metodo di Paulo Freire adottato per la campagna di alfabetizzazione, sembrava viziata dall\u2019inserimento di elementi di propaganda ideologica nella cartilla de alfabetizaci\u00f3n. Radio e televisione (quest\u2019ultima per\u00f2 praticamente assente in tutta l\u2019area rurale) ripetevano continuamente slogan \u201crivoluzionari\u201d. La giunta di governo era formata in prevalenza dai comandantes che avevano diretto fino all&#8217;anno prima la lotta di liberazione, ma anche da quattro preti, mentre il Paese rimaneva militarizzato. Mi era difficile capire quanto quella capillare presenza armata fosse giustificata da episodi di attivit\u00e0 controrivoluzionaria, che a volte non sembravano distinguersi da manifestazioni di criminalit\u00e0 comune.<\/p>\n<p>I bambini, la retaguardia, che sfilarono in piazza sotto il palco quel 19 di luglio, richiamarono alla mia memoria di italiano -seppure formata sui libri di storia e i racconti dei parenti- i \u201cbalilla\u201d del ventennio; co\u00ec come la sfilata dei giovani inquadrati nella \u201cgiovent\u00f9 sandinista\u201d e la chiamata all\u2019arruolamento nelle \u201cmilizie popolari\u201d.<br \/>\nLa manifestazione si concluse con la sfilata dei reparti militari. Era il primo anniversario della Rivoluzione sandinista ed erano trascorsi appena due mesi dal mio arrivo in Nicaragua.&#8221; <a href=\"http:\/\/eduardomissoni.info\/wp-content\/uploads\/Nicaragua_al_letto_del-malato.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-1592 size-full\" src=\"http:\/\/eduardomissoni.info\/wp-content\/uploads\/Nicaragua_al_letto_del-malato.jpg\" alt=\"Nicaragua_al_letto_del malato\" width=\"576\" height=\"369\" srcset=\"https:\/\/eduardomissoni.info\/wp-content\/uploads\/Nicaragua_al_letto_del-malato.jpg 576w, https:\/\/eduardomissoni.info\/wp-content\/uploads\/Nicaragua_al_letto_del-malato-300x192.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Correva l&#8217;anno 1980. 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