{"id":1620,"date":"2015-09-19T18:23:33","date_gmt":"2015-09-19T18:23:33","guid":{"rendered":"http:\/\/eduardomissoni.info\/?p=1620"},"modified":"2015-09-19T18:23:33","modified_gmt":"2015-09-19T18:23:33","slug":"galeotto-fu-il-terremoto-succedeva-oggi-trentanni-fa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/eduardomissoni.info\/?p=1620","title":{"rendered":"Galeotto fu il terremoto (succedeva oggi trent&#8217;anni fa)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/eduardomissoni.info\/wp-content\/uploads\/terremoto-mexico.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1621\" src=\"http:\/\/eduardomissoni.info\/wp-content\/uploads\/terremoto-mexico-300x169.jpg\" alt=\"terremoto-mexico\" width=\"300\" height=\"169\" \/><\/a>Erano le 7.15 del mattino quando squill\u00f2 il telefono. Mia madre chiamava sempre verso quell&#8217;ora, per essere certa di trovarmi prima che andassi in ufficio. Ero ancora a letto. Mi alzai raggiunsi il telefono nella stanza a fianco e, rispondendo, mi tornai a sedere sul letto, approfittando del lungo filo dell&#8217;apparecchio che poggiai sul pavimento.<\/p>\n<p>&#8220;&#8230;adesso ti pass\u00f2 pap\u00e0&#8230;&#8221; disse mia madre all&#8217;altro capo del telefono e del mondo<br \/>\n&#8220;Cia\u00f2 pap\u00e0&#8230;&#8221; avevo appena salutato mio padre, quando sentii un rumore strano, uno scricchiolio, proveniente dal grande armadio a muro dietro le mie spalle &#8220;possibile che ci siano dei topi in un appartamento al settimo piano?&#8221; pensai, continuando la conversazione, poi d&#8217;un tratto sentii che il letto cominciava a muoversi &#8220;c&#8217;\u00e8 il terremoto!&#8221; annunciai a mio padre<br \/>\n&#8220;&#8230;\u00e8 forte?&#8221; mi chiese lui preoccupato<br \/>\n&#8220;abbastanza, ma non credo ci sia da preoccuparsi qui le costruzioni sono antisismiche&#8230;&#8221; ma il letto si agitava sempre di pi\u00f9; improvvisamente una lunga crepa si disegn\u00f2 come un fulmine sulla parete di fronte a me &#8220;\u00e8 forte, \u00e8 forte&#8230;vi richiamo pi\u00f9 tardi!&#8221; interruppi la conversazione spaventato senza riuscire a rimettere la cornetta sul ricevitore che sembrava rotolare sul pavimento&#8230;<br \/>\nEro al settimo piano esclusi immediatamente la possibilit\u00e0 di scendere in strada, barcollavo come ubriaco&#8230; &#8220;sotto una trave&#8221; pensai ricordando antiche raccomandazioni di mio padre, l&#8217;unica trave correva lungo la parete esterna, qualcosa mi disse che non sarebbe stata una buona idea&#8230; &#8220;sotto lo stipite della porta, allora!&#8221; e abbracciai la parete divisoria cercando di mantenermi in piedi. La grande vetrata della stanza andava in frantumi come sotto il fuoco della mitraglia&#8230;improvvisamente vedo la parete esterna dell&#8217;appartamento staccarsi in blocco e volare nel vuoto, risucchiando mobili e carte&#8230;era il finimondo&#8230;<br \/>\n&#8220;\u00e8 finita&#8221; pensai, ma sentivo di andarmene in pace con il mondo, mi dispiaceva solo di non poter tranquillizare i miei genitori &#8220;non vi preoccupate, sono sereno&#8230;&#8221; mi sarebbe piaciuto potergli ancora dire&#8230;<br \/>\nPiano, piano la terra sembr\u00f2 smettere di tremare, poi come d&#8217;incanto tutto tacque. Ero vivo. Per un attimo ebbi la sensazione di non vederci pi\u00f9&#8230;.ma non avevo gli occhiali sul naso. Erano sul comodino sotto i calcinacci. Quasi d&#8217;istinto presi da un cassetto la torcia elettrica e uscii dall&#8217;appartamento, la porta era gi\u00e0 aperta, scardinata. Feci strada alla gente che scendeva dai piani pi\u00f9 alti, tra le grida di spavento, chi vestito, chi come me in pigiama e chi nudo, al buio, in mezzo ad un gran polverone, con l&#8217;acqua che scorreva lungo le scale, in mezzo ai calcinacci&#8230;sembrava di essere in miniera. Arrivammo in strada. C&#8217;era confusione, ma con meraviglia notammo che gli edifici vicini apparivano intatti.<br \/>\nCosa fare? Qualcuno mi diede una moneta per telefonare&#8230;Mar\u00eda In\u00e9s fu il mio primo pensiero; \u00e8 vero, solo pochi giorni prima mi aveva lasciato, saremmo rimasti buoni amici, non ero fatto per lei&#8230;eppure a me sembr\u00f2 l&#8217;unico vero punto di riferimento in quel momento&#8230; le linee naturalmente erano interrotte.<br \/>\nPassata una mezz&#8217;ora decisi di tornare s\u00f9 per recuperare le cose essenziali, sarei stato velocissimo, diverse persone mi sconsigliarono vivamente di rientrare nell&#8217;edificio; non gli diedi retta.<br \/>\nArrivato in casa riunii soldi e documenti; qualche indumento misi tutto in una borsa&#8230; la terra non tremava&#8230; forse per un p\u00f2 non avrebbe pi\u00f9 tremato&#8230; gi\u00e0 che c&#8217;ero potevo portare via qualcosa di pi\u00f9\u2026 iniziaii a riempire lo zaino, poi la valigia, poi ancora una grossaborsa a tracolla, poi via gi\u00f9 per le scale, con la torcia fra i denti e carico fino all&#8217;impossibile!<br \/>\nAndai a prendere la macchina custodita a non pi\u00f9 di cinquanta metri in un garage che sembrava aver resistito (quella sera stessa lo dichiararono inagibile), caricai tutte le mie cose e partii.<br \/>\nMar\u00eda In\u00e9s viveva a pochi minuti di distanza. Un quartiere pi\u00f9 elegante, di quelli che persino le catasftrofi naturali sembrano rispettare, del terremoto nessun segno. Suonai al campanello&#8230; agitato&#8230; picchiai sul vetro della porta d&#8217;entrata&#8230; suonai il campanello&#8230; finalmente Mar\u00eda In\u00e9s apparve sulla porta d&#8217;entrata, ancora in vestaglia:<br \/>\n&#8220;Que te pasa?&#8221; mi salut\u00f2 come dicendo: &#8220;ti sembra questa l&#8217;ora di venire e, per giunta di bussare in quel modo&#8221;.<br \/>\n&#8220;Ma come&#8230; il terremoto?&#8221; balbettai. Dovevo avere un aspetto convincente, in pigiama e tutto impolverato, eppure<br \/>\n&#8220;Il terremoto?&#8221; mi rispose con aria sorpresa. Scoppiai a piangere. Mi abbracci\u00f2. Si rese immediatamente conto che non era il momento di scherzare; intu\u00ec che quel che mi era successo doveva essere ben pi\u00f9 grave di quel terremoto che lei aveva superato solo con un p\u00f2 di spavento, ma senza conseguenze.<br \/>\nEppure, nessuno dei due aveva ancora compreso a fondo il dramma che si era compiuto in citt\u00e0, dove interi quartieri erano stati rasi al suolo e per molti giorni si continuarono ad estrarre, a migliaia, le vittime dalle macerie.<\/p>\n<p>Da quel 19 settembre, esattamente sette mesi dopo averla conosciuta, non lasciai pi\u00f9 la sua casa. Pi\u00f9 tardi la lasciammo insieme.<a href=\"http:\/\/eduardomissoni.info\/wp-content\/uploads\/terremoto_messico_1985.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1622 size-full\" src=\"http:\/\/eduardomissoni.info\/wp-content\/uploads\/terremoto_messico_1985.jpg\" alt=\"terremoto_messico_1985\" width=\"2100\" height=\"1819\" srcset=\"https:\/\/eduardomissoni.info\/wp-content\/uploads\/terremoto_messico_1985.jpg 2100w, https:\/\/eduardomissoni.info\/wp-content\/uploads\/terremoto_messico_1985-300x260.jpg 300w, https:\/\/eduardomissoni.info\/wp-content\/uploads\/terremoto_messico_1985-1024x887.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 2100px) 100vw, 2100px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Erano le 7.15 del mattino quando squill\u00f2 il telefono. Mia madre chiamava sempre verso quell&#8217;ora, per essere certa di trovarmi prima che andassi in ufficio. Ero ancora a letto. 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