Degrowth and health: local action should be linked to global policies and governance for health

chiocciola_decrescitaVolume and increase of spending in the health sector contribute to economic growth, but do not consistently relate with better health. Instead, unsatisfactory health trends, health systems’ inefficiencies, and high costs are linked to the globalization of a growth society dominated by neoliberal economic ideas and policies of privatization, deregulation, and liberalization. A degrowth approach, understood as frame that connects diverse ideas, concepts, and proposals alternative to growth as a societal objective, can contribute to better health and a more efficient use of health systems. However, action for change of individual and collective behaviors alone is not enough to influence social determinants and counteract powerful and harmful market forces. The quality and characteristics of health policies need to be rethought, and public policies in all sectors should be formulated taking into consideration their impact on health. A paradigmatic shift toward a more caring, equitable, and sustainable degrowth society will require supportive policies at national level and citizens’ engagement at community level. Nevertheless, due to global interdependence and the unavoidable interactions between global forces and national systems, a deep rethinking of global health governance and its reformulation into global governance for health are essential. To support degrowth and health, a strong alliance between committed national and global leaderships, above all the World Health Organization, and a well-informed, transnationally interconnected, worldwide active civil society is essential to include and defend health objectives and priorities in all policies and at all levels, including through the regulation of global market forces.

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Scautismo è camminare insieme e superamento di tutte le diversità

UntitledAtti del Seminario

“L’Educazione Scout dinanzi alla sfida della Multiculturalità”

AGESCI, Regione Sicilia, Canicattì 31.1.2015

Intervento di Eduardo Missoni
Negli ultimi decenni abbiamo assistito all’accelerazione del processo di globalizzazione, inteso come crescente interconnessione e interdipendenza dei popoli oltre ogni barriera geografica e politico-amministrativa. Si tratta di un processo che da un lato ha creato molte nuove opportunità, dall’altro è accompagnato dall’emergere di sfide senza precedenti. Non possono sfuggire le crescenti disuguaglianze sociali ed economiche, il degrado ambientale derivante da modelli insostenibili di sviluppo, le persistenti disuguaglianze di genere, l’iniqua diffusione di antiche e nuove malattie altrimenti prevenibili, l’accentuarsi dell’intolleranza culturale, etnica, religiosa, politica e le manifestazioni di discriminazioni di ogni genere.
Quotidianamente esposti all’informazione sull’evoluzione della situazione economica, rischiamo di non renderci conto di una crisi più profonda, una crisi strutturale, di sistema. Mentre i massimi responsabili delle istituzioni discutono sui modi migliori per assicurare la ripresa della “crescita”, davvero pochi di loro s’interrogano sulle conseguenze sociali dell’applicazione di quel dogma economico che misura il successo in base al volume delle transazioni economiche. Già Bob Kennedy nel 1968 richiamava l’attenzione dei suoi connazionali sull’inadeguatezza del Prodotto Interno Lordo (PIL) come indicatore di progresso: “Il PIL misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”. Nel suo “Consumo e dunque sono” Zygmund Bauman ci ricorda come la produzione di tutte le merci ha come destino ultimo il consumo. La spinta per favorire l’incontro tra consumatori potenziali e i potenziali oggetti di consumo ha condotto alla mercificazione della società e di tutte le relazioni umane e ad un’economia che deve fare affidamento sull’eccesso e sullo spreco per riprodursi. Per far crescere rapidamente il PIL è infatti indispensabile far prosperare il ricambio delle merci accelerandone l’obsolescenza, affinché nuovi consumi richiedano costantemente e in maniera crescente nuova produzione. Un’economia che richiede un’inesauribile fonte di risorse naturali ed un altrettanto inesauribile spazio per la discarica dei rifiuti che produce; un modello di sviluppo incompatibile con il carattere finito del pianeta e delle sue risorse.
Seguendo questo modello diviene indispensabile l’accelerazione degli scambi commerciali liberandoli a tal fine da ogni possibile calmiere e regolamentazione. Di qui la riduzione del ruolo dello stato, la privatizzazione e la liberalizzazione dei mercati promossi dall’ideologia neoliberale divenuta egemonica a livello globale e accompagnata dalla concentrazione della ricchezza in un numero sempre e più ristretto di persone. Un recente rapporto dell’Oxfam calcola che entro la fine dell’anno l’1% della popolazione mondiale controllerà il 99% della ricchezza prodotta dal pianeta; 85 persone super ricche possiedono oggi l’equivalente di quanto detenuto da metà della popolazione mondiale. Quelle stesse élite che detengono il potere o di riflesso, l’agenda politica globale, rinforzando così il sistema e le sue iniquità.
Sono stati così progressivamente erosi i principi e le politiche della solidarietà sociale, e con essi il senso di comunità e di coesione sociale su cui gran parte del progresso umano era stato costruito. La Costituzione della Repubblica italiana (art.2) “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.” Dobbiamo interrogarci sulla coerenza con il dettato costituzionale, e sul rispetto del dovere cui ci richiama, del nostro agire di cittadini e di quello delle istituzioni nello svolgimento delle funzioni politiche, economiche, giuridiche e amministrative.
Già il fondatore del Movimento Scout, Robert Baden-Powell, per tutti noi B.-P., guardava agli Scout come cittadini del mondo, oggi più che mai, la patria di ogni Scout deve essere il mondo. In un mondo malato di competizione e sopraffazione, sono indispensabili solidarietà e cooperazione cui la Promessa e la Legge Scout ci richiamano: sempre pronti a servire gli altri. Pensiero ed azione cosciente devono coniugarsi a livello locale e globale per affrontare le nuove sfide.
Il nostro locale si è già fatto globale. La fuga da condizioni di vita sempre più difficili, dall’oppressione o dal dilagare dei conflitti nei paesi di origine porta ogni anno nel nostro paese decine di migliaia di persone di lingue, culture, religioni e esperienze diverse. Non abbiamo più bisogno di partecipare a un Jamboree per una positiva interazione interculturale. Ogni giorno nelle nostre comunità locali possiamo fare esercizio di quella fraternità mondiale che lo scoutismo dovrebbe spronarci a vivere in prima persona. L’essere Scout delle nostre organizzazioni si realizza anche aprendo le nostre comunità e i nostri gruppi alle e ai giovani di ogni provenienza, facilitando attraverso le attività scout l’incontro tra culture, religioni, esperienze, promuovendo la condivisione. Offrendo a tutte e a tutti, ognuna e ognuno con la propria diversità, le medesime opportunità, in ogni tappa del percorso dall’ingresso nel gruppo, alla partenza e all’impegno in comunità capi.
Lo scoutismo è stato fondato sull’incontro tra diversi. Sull’isola di Brownsea dove volle sperimentare le sue intuizioni pedagogiche, B.-P. riunì ragazzi di diverse classi sociali, e propose loro di vivere, lavorare e giocare assieme; per quell’epoca una sfida notevole. Nei suoi scritti B.-P, torna spesso sul superamento nello scoutismo di tutte le differenze, tutti fratelli e sorelle della medesima famiglia. Amiche e amici di tutte e di tutti, per gli Scout le diversità sono un patrimonio, un’opportunità d’incontro e crescita individuale e di gruppo da vivere con gioia, primo passo per la costruzione di quel “mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato”, per la costruzione della Pace.
Come educatori con il gioco, l’avventura e il servizio che dobbiamo saper coniugare al meglio in ogni branca in quella straordinaria esperienza che è lo scoutismo, dobbiamo aiutare ogni ragazza e ogni ragazzo a scoprire e sviluppare i propri talenti. La Promessa scout nasconde il grande segreto del metodo e quel “fare del mio meglio” del testo della Promessa è centrale per la sua comprensione. Solo la stessa ragazza o lo stesso ragazzo, e nessun altro, potrà giudicare se avrà fatto davvero “del proprio meglio” per divenire Scout. Ma è quel divenire Scout che porterà a compimento il percorso. Essere Scout è infatti cosa ben diversa dal fare dello scoutismo o dal partecipare a un’attività scout o ad un’organizzazione che si definisce scout. E’ l’essere Scout (con la ”S” maiuscola), il vivere appieno da adulti, responsabilmente, e in tutta la loro portata i valori della Promessa e della Legge, che ci permetterà di essere veri cittadine e cittadini del mondo, agenti di cambiamento e trasformazione sociale, per una società inclusiva, migliore fondata sulla cooperazione e la solidarietà, l’accoglienza e il rispetto reciproco nella convivenza, l’uso attento delle risorse. Un mondo di Pace e giustizia sociale, in pace anche con il Pianeta e le generazioni future.

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Panel on “Italian Foreign Aid and Development” at London School of Economics

The Italian Society’s 2015 inaugural Italian Forum on “Rethinking Italy at a Global Level” was held on  2-3 March 2015 in the London School of Economics and Political Sciences (LSE) Saw Swee Hock Theatre.  In that context I partcipated to the second panel on  Italian Foreign Aid and Development – How State and Civil Society Enhance Italy’s Soft Power in the Mediterranean Region: exploring Italy’s current and potential contributions to international development and their influence on Italy’s international role.

Due to late arrival of the plane to London I could not join the panel from the beginning, but made it for the conclusions and here is my intervention.

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La “S” maiuscola che fa la differenza

Messaggio a capi educatori scout in formazione (Rovigo 7 marzo 2015)

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Educazione per un mondo in cui tutti abbiano cibo

serviredi Eduardo Missoni

Una riflessione educativa sul valore del cibo per divenire capaci di apprezzarlo e di operare perché tutti ne possano disporre. Il gioco dello scautismo contiene in sé strumenti efficaci che vengono qui richiamati; altri potranno essere creati o perfezionati all’interno dello stesso gioco.

Nel mondo 165 milioni di bambini soffrono di denutrizione, con gravi conseguenze sulla salute e sul loro sviluppo. Ogni anno un milione e mezzo di bambini muoiono di fame. Ma la maggior parte della popolazione mondiale è ormai sovrappeso o obesa, e soffre di malattie collegate a quel- la condizione, come diabete, iperten- sione e malattie cardiovascolari che costituiscono anche la prima causa di morte a livello mondiale e comportano enormi costi economici e sociali. A differenza di quel che si pensa, oggi l’obesità è un problema che affligge anche i paesi poveri che soffrono dunque del cosiddetto “doppio carico di malattia”.
Due forme di malnutrizione sintomo della stessa causa: una società globalizzata, che ha sostituito i valori della solidarietà e della cooperazione con l’individualismo, e la competizione (leggi oltre)

 

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Best Wishes! Felicidades!

(Texto en español más abajo)

Christmas 2014 – New Year 2015

Best wishes!

Dear friends,

according to the beautiful image proposed by Edgar Morin we all form the crew of the spaceship Earth, sharing a common planetary destiny. However, we do not seem to realize the fragility of our ship and the unsustainability of this consumerist growth society.

Environmental degradation and The increased frequency of natural disasters; old and new conflicts’ barbarities; increasing social inequalities, avoidable diseases, deaths and suffering of millions of people; corruption, abuses and prevarication, are mostly the product of a society promoting competition, profit maximization, and the commodification of every human relation.

For the spaceship to safely continue its galactic journey, my wishes are for everyone’s commitment for the Common Good and the collective interest. Let’s prevail cooperation over competition; quality over quantity; being over appearing. Let’s be thrifty in the use of natural resources and avoid wasting.
Let’s value culture, knowledge, and natural beauty, against every utilitarian logic.
Let’s defend, together and bravely, Life and the future of Mother Earth and each one of her inhabitants.

Best wishes!

Eduardo

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Navidad 2014 – Año Nuevo 2015

Queridas amigas y queridos amigos,

según la bella imagen de Edgar Morin formamos tod@s la tripulación  de la pequeña nave espacial Tierra y compartimos un destino planetario común. No obstante, parece que no nos damos cuenta de la fragilidad de la nave y de la no sustentabilidad de esta sociedad del crecimiento y del consumo.

El degrado del medioambiente y los desastres naturales que se verifican con creciente frecuencia; la barbarie de antiguos y nuevos conflictos; las crecientes desigualdades sociales, enfermedades, muertes y sufrimientos evitables de millones de personas; corrupción, abusos y prevaricación, son en máxima parte producto de una sociedad que promueve la competición, la maximización de la ganancia, y la mercantilización de toda relación humana.

Para que la pequeña nave pueda seguir tranquila su viaje sideral, mis deseos son que nos empeñemos para el bien común y el interés colectivo. Hagamos prevalecer la cooperación sobre la competición; la calidad sobre la cantidad; el ser sobre el aparecer. Utilicemos con parsimonia los recursos naturales y evitemos todo desperdicio. Valoricemos la cultura, el saber, las bellezas naturales, contra toda lógica utilitarista.

Defendemos, juntos y con valor, la Vida y el futuro de la Madre Tierra e di cadaun@ de sus habitantes.

¡Felicidades!

Eduardo

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Auguri!

Natale 2014 – Capodanno 2015

Auguri!

Care amiche e cari amici,

nella bella immagine di Edgar Morin siamo tutte/i equipaggio della navicella spaziale Terra, legate/i da un comune destino planetario. Non sembriamo pero renderci conto della fragilità di quella navicella e dell’insostenibilità di questa società della crescita e del consumo.

Il degrado ambientale e i disastri naturali cui assistiamo con crescente frequenza; le barbarie di vecchi e nuovi conflitti; le crescenti disuguaglianze sociali, malattie, morti e sofferenze evitabili di milioni di persone, corruzione, abusi e prevaricazione, sono in gran parte prodotto di una società che promuove la competizione, la massimizzazione del profitto e la mercificazione di ogni relazione umana.

Perché la navicella possa proseguire tranquilla il suo viaggio siderale, il mio augurio è a impegnarci per il bene comune e l’interesse collettivo. Facciamo prevalere la cooperazione sulla competizione; la qualità, sulla quantità; l’essere sull’apparire. Usiamo con parsimonia le risorse naturali ed evitiamo ogni spreco. Valorizziamo la cultura, il sapere, le bellezze naturali, contro ogni logica utilitarista.

Difendiamo, insieme e con coraggio, la Vita e il futuro della Madre Terra e di ogni sua/o abitante.

Auguri!

Eduardo

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Youth, the challenge of transition to adulthood. Interview with the President of Indaba Network, Rhodes Forum 2014

Indaba Network,  “not just a social network, but THE network for social” want to join? Visit www.indaba-netwok.net

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Conflitti e salute: il 90% delle vittime sono civili, la prevenzione sta nel ridurre le disugiaglianze

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Ebola. La prevenzione è sociale.

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