Lettera aperta – A proposito di evidenza pubblica e trasparenza: la nomina del Direttore AICS

Venerdì 7 settembre nella sezione “Amministrazione trasparente” del sito web del Ministero degli affari esteri e cooperazione internazionale (MAECI) è stata resa pubblica la rosa dei 3 nomi che saranno presentati al Ministro affinché ne proponga uno al Presidente del Consiglio per la nomina a Direttore dell’Agenzia italiana di cooperazione allo sviluppo (AICS). La rosa proposta desta non poche perplessità, sembra riproporre noti intrighi di Palazzo e lascia di fatto poche alternative al Ministro.

Il 5 di marzo di quest’anno, all’indomani delle elezioni politiche e a metà del proprio mandato quadriennale, la Direttrice dell’AICS, Laura Frigenti, presentava le dimissioni; formalmente per «ragioni di carattere personale e la prolungata distanza dalla famiglia», ma non possono essere escluse altre ragioni che senza eccessive dietrologie, ma con sufficiente conoscenza dell’ambiente potrebbero essere ricercate piuttosto “nelle resistenze e nelle diffidenze” del corpo diplomatico “che hanno imposto all’AICS un braccio di ferro continuo con la DGCS” mancando quella stessa Direzione della “capacità di impossessarsi del ruolo politico che la legge le attribuisce, perseverando così nei tentativi che impediscano all’Agenzia di assumere lei quel ruolo” come scriveva Carlo Ciavoni su Repubblica.it  lo scorso 3 aprile. Un ruolo, quello politico, che chiaramente non spetta all’Agenzia, cui invece la Legge attribuisce la fondamentale responsabilità di gestione e implementazione delle iniziative di cooperazione, peraltro con diverse criticità normative, che già ebbi modo di analizzare in dettaglio in passato.[i]

Il 30 di marzo la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS) del MAECI pubblicava l’avviso pubblico «per la selezione di candidature da sottoporre al Ministro per gli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ai fini della nomina del direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo». Evidentemente era urgente riempire il vuoto lasciato alla guida dell’AICS.

La legge n.125/2014 di riforma della Cooperazione allo Sviluppo e istitutiva dell’AICS stabilisce che: “Il direttore dell’Agenzia è nominato dal Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, a seguito di   procedura   di selezione con evidenza pubblica improntata a criteri di trasparenza … tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale e in possesso di documentata esperienza in materia di cooperazione allo sviluppo.”

Lo statuto dell’AICS stabilisce inoltre che le candidature alla posizione di Direttore sono valutate da una commissione esaminatrice nominata dal Ministro, che all’esito del processo di selezione “formula al Ministro una motivata proposta con almeno tre e non oltre cinque nominativi”.

Da più parti si diceva che la nomina sarebbe dovuta avvenire entro la fine di giugno. Di fatti il termine per la presentazione delle candidature fu stabilito al 4 di maggio. Il 7 maggio veniva pubblicato l’elenco delle 56 persone che avevano fatto domanda, mentre la Commissione esaminatrice fu costituita il 18 maggio.

Considerando il carattere tecnico-politico della nomina era altrettanto evidente che si sarebbe dovuto aspettare la costituzione del nuovo governo a seguito degli esiti delle elezioni, ma certamente non per procedere nella selezione. Ciononostante, appena il 22 giugno, a poco più di un mese della nomina della Commissione veniva reso noto l’elenco di 39 candidate/i ammesse/i al colloquio.

I colloqui di selezione si sono svolti a partire dal 6 luglio e si sono conclusi il 24 luglio. Pochi giorni dopo la conclusione dei colloqui nei corridoi della Farnesina erano già noti i nomi, per alcuni versi discutibili, di una rosa di soli tre candidati individuati dalla Commissione per la presentazione al Ministro.

Il 29 di agosto i presidenti delle federazioni di ONG di cooperazione allo sviluppo AOI, Cini e Link2007 incontravano il direttore della DGCS, Ambasciatore Giorgio Marrapodi, il vice-direttore, Min. Luca Maestripieri e il vice direttore ‘reggente’ dell’AICS, Leonardo Carmenati (questi ultimi due peraltro tra i candidati al posto di Direttore AICS). In quella occasione i rappresentanti della Farnesina assicuravano che il verbale definitivo della commissione di valutazione e la rosa dei nomi – “non si sa se 3 o 5” – era già pronto dagli inizi di agosto e che si sarebbe proceduto all’ufficializzazione dei nominativi rimasti ‘in corsa’ al ritorno dalle ferie del presidente della commissione (sic!). Sorprendentemente, nel verbale di quella riunione si legge anche “che (purtroppo) nel Regolamento dell’AICS è prevista la possibilità che il Presidente del Consiglio (soggetto responsabile della nomina del direttore) scelga una persona altra.” In realtà una simile opzione di scelta discrezionale non è prevista dalla normativa, e di fatto sarebbe in contrasto la procedura di “evidenza pubblica” e il principio di “trasparenza” previsti dalla Legge; è dunque curioso che sia emerso dalla menzionata riunione.

Finalmente, quei tre nomi – tutti interni all’amministrazione – sono ufficiali e ci si interroga sui criteri della “motivata proposta” che farà al Ministro la Commissione il cui giudizio di merito rientra nelle proprie prerogative di discrezionalità. Certamente però qualche dubbio sulle scelte realizzate sorge spontaneo. Possibile che su 38 candidati ammessi, alcuni dei quali con elevate e diversificate competenze di gestione e direzione nella cooperazione allo sviluppo, e in altri ambiti e strutture complesse internazionali, la Commissione si sia concentrata su tre curriculum interni all’Amministrazione del MAECI e dell’Agenzia, piuttosto “piatti” e situazioni per ragioni diverse almeno problematiche?

È certamente il caso dell’attuale responsabile delle Relazioni istituzionali e comunicazione dell’AICS, la cui principale esperienza in relazione alla cooperazione allo sviluppo si limita per lo più alla stesura della legge di riforma come assistente parlamentare. Senza considerare l’increscioso episodio di intimidazione di cui si sarebbe reso protagonista nei confronti dei sindacati al tavolo delle trattative, riportato da diversi organi di stampa e oggetto di interrogazione parlamentare.

Si ravvisa invece un certo conflitto d’interessi istituzionali nella candidatura del Vicedirettore generale della DGCS, organo di supervisione e controllo dell’AICS. Controllore, candidato a controllato; plausibilmente una candidatura istituzionalmente concertata per ridurre ulteriormente la pur debole autonomia attribuita dalla Legge all’AICS. Nonostante la buona reputazione come diplomatico e capace burocrate, manca però – come è del resto normale in una carriera diplomatica – di esperienza concreta di gestione di iniziative e vissuto diretto a contatto con i bisogni delle popolazioni dei paesi partner di cooperazione allo sviluppo. È casuale che la Commissione abbia limitato la rosa al minimo di tre persone esistendo certamente altri curriculum fortemente (e probabilmente più) competitivi da offrire come alternative possibili alla scelta del Ministro? È casuale che nella lista non sia incluso nemmeno uno dei due candidati già presenti nella lista dei 5 “finalisti” nella passata selezione del primo direttore dell’AICS, mentre un altro di quei “finalisti” è stato addirittura scelto come membro della Commissione esaminatrice?

È lecito pensare che il risultato fosse già scritto prima di iniziare il percorso di selezione e che corrisponda ad una precisa strategia del Palazzo volta ad affossare una riforma sempre avversata.

Rendere noti i criteri adottati sarebbe un significativo atto di trasparenza ed etica istituzionale.

Sono parte in causa, non lo nego, ma “A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina”.

[i] Missoni, E., «Indirizzo politico, governo, controllo e attuazione nella riorganizzazione della Cooperazione Italiana». Roma : ActionAid, maggio 2015 (https://www.actionaid.it/app/uploads/2015/06/Riforma-Cooperazione_Italiana.pdf).

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5 risposte a Lettera aperta – A proposito di evidenza pubblica e trasparenza: la nomina del Direttore AICS

  1. Antonio scrive:

    Missoni, sei un grande! Condivido come semplice funzionario dell’Aics ogni tua considerazione. Per me quest’agenzia è soltanto un grande bancomat

    • eduardomissoni scrive:

      Grazie Antonio,
      eppure con competenza, umiltà, onestà e buona volontà si potrebbe fare moltissimo. Mi sembra manchino tutte e quattro le qualità citate.

      Eduardo

  2. Paolo scrive:

    Caro Missoni
    Dall’interno dell’Agenzia, nella quale ho trascorso 12 anni, le criticità sembrano uno dei pochi aspetti implementati. Quale sia il disegno dietro, lo ha lasciato intuire con piena competenza il collega (ex..) Antonio, tralasciando di proposito le complessità di tale disegno. Sarebbe necessario lavorare con pieno controllo delle risorse e delle individuali competenze,reali e non millantate, perchè non sono i semplici viaggi a formare le persone, ma le reali “missioni”, insieme a reali e seri confronti con i governi dei paesi in via di sviluppo dove si individuano progetti. I “compromessi”, interni ed esterni, con diverse motivazioni – nessuna delle quali nobili – sono sicuramente tanti in questo settore. Alcuni, mi permetto, forse volontari. È un peccato per un’organizzazione potenzialmebte decisiva per le nostre relazioni con i mondi che vediamo con fatica apparire nei nostri confusi orizzonti.

    • eduardomissoni scrive:

      Caro Paolo,
      l’Agenzia esiste (operativa) solo da meno di due anni, ritengo dunque che tu ti riferisca all’esperienza in AICS sommata ad una precedente in DGCS. DGCS che io ho lasciai 16 anni fa per diversificare l’esperienza professionale, ma anche perché l’istituzione di un’Agenzia con la necessaria autonomia non riusciva a vedere la luce fortemente ostacolata dalla Farnesina, che non accettava di vedere separati la formulazione delle politiche (spetta al MAECI) dalla loro attuazione (di spettanza di un’agenzia). Purtroppo, l’AICS istituita con la legge di riforma n.125/2014 – che è stata accolta come grande innovazione – proprio per quell’avversione e probabili compromessi in sede politica non è l’Agenzia che volevamo. La legge ha lasciato numerose zone grigie tra politiche e attuazione, introducendo peraltro numrosi paletti. Dura lex sed lex. Bisogna lavorare con quel di cui si dispone e poi magari insistere per le necessarie correzioni anche in sede legislativa. Per lavorare con gli strumenti e le risorse (anche umane) di cui si dispone (ma bisogna avere la competenza – conoscenza, esperienza e motivazione – per sceglierle e valorizzarle in base alle competenze, non affidandosi a suggerimenti esterni o prendendo quel che arriva, come sembrerebbe sia sucesso). Bisogna però anche saper lavorare per valorizzare strumenti e risorse. E’ un lavoro “artigianale” che richiede una direzione che abbia anche una sensibilità quasi pedagogica oltre che gestionale; chi guida deve lavorare fianco a fianco con tutte/i (e saperlo fare). E questo a mio parere è mancato nella gestione precedente. Una gestione cui alcuni danno il merito di aver dato maggiore visibilità alla Cooperazione italiana, senza però costruire all’interno per rispondere con rinnovata competenza alla maggiore responsabilità che deriva anche da quell’accresciuta visibilità. La mancata ricerca di collaborazione con la DGCS e sul campo con le Ambasciate, al posto dell’aperto contrasto coscientemente innescato, non hanno certo aiutato, suggerendo in tal senso anche mancanza di visione strategica.
      A me piacerebbe vedere almeno un dibattito aperto su questi temi inerenti efficienza (uso delle risorse) ed efficacia (raggiungimento degli obiettivi) dell’agenzia. Ho la sensazione che l’impressione di Antonio sia corretta: per molti l’AICS è alla fin fine solo un “grande bancomat” e non certo per le popolazioni che dovrebbe servire per garantire loro migliori condizioni di vita.

  3. Carissimo Prof. Eduardo Missoni, devo dire che rispetto all’entusiasmo del 1mo concorso dove c’era veramente un’aria nuova, questa volta sono stata molto delusa. Entrati nella sala del colloquio a molti di noi è venuta una grande tristezza.
    In più non una donna nella rosa dei finalisti, potrebbe essere questa una valida ragione di ricorso? (Gender balance)
    E sembra che tutto sia stato fatto apposta in un periodo di transizione dove un nuovo Governo stava nascendo e l’attuale Ministro della Cooperazione non aveva ancora ricevuto la Delega, affinché i politici non avessero nulla da dire sulla scelta del candidato. Insomma la DGCS teme la AICS e voleva le mani libere?
    Il mio giudizio è che questa è la solita Italietta che purtroppo non cambia.
    In un periodo storico dove la Cooperazione Internazionale ha un ruolo cruciale nei processi democratici interni ed esterni, anche in riferimento alle migrazioni (aiutarli “davvero” a casa loro) nonché ad equilibri strategici (le nostre guerre le combattiamo a casa loro) ci riduciamo alla gestione di piccoli poteri senza una VISIONE più alta della Cooperazione Internazionale che dovrebbe competerci.
    E’ chiaro per me che la Cooperazione Internazionale debba servire la politica estera del nostro Paese e che Diplomatici e Tecnici possono lavorare fianco a fianco se non a braccetto per il bene dell’Italia e dei Paesi in cui si opera. Forse ci vorranno ancora un paio di generazioni?
    Non ho avuto la fortuna di lavorare con il precedente Direttore Laura Frigenti ma mi sento di dirle grazie per aver dato visibilità alla nostra Cooperazione Internazionale, per avere portato all’AICS “Best Practices” dalle esperienze che ognuno di noi acquisisce con gli organismi internazionali e per la trasparenza, avendo dotato l’AICS di un suo sito, dove le attività e le posizioni sono visibili e aperte a tutti.

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