
Il 5 agosto 2025 il ministro della Salute Orazio Schillaci nominava i nuovi membri del NITAG, l’organo consultivo del Ministero sulle vaccinazioni.
La nomina tra i 22 membri del comitato di Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle, noti per le loro posizioni caute verso i vaccini, scatena forti proteste nella “comunità scientifica” – che come si vedrà non agisce né come comunità, né nel rispetto della scienza – al punto che il 17 agosto, il ministro Schillaci revoca l’intero NITAG, prendendo le distanze dalle nomine e motivando la scelta con la necessità di garantire competenza e rigore scientifico.
La vicenda delle nomine viene ripresa anche all’estero, in particolare dal British Medical Journal (BMJ). Cui ho risposto in questi termini:
Nel suo articolo pubblicato l’11 agosto su BMJ News, Marta Paterlini riferisce della recente nomina da parte del Ministro della Salute italiano di “due medici con opinioni contrarie ai vaccini” —il dottor Paolo Bellavite e il dottor Eugenio Serravalle—come consulenti del Gruppo tecnico consultivo nazionale sull’immunizzazione (NITAG). L’autrice descrive lo “shock” che questa decisione ha provocato nelle comunità mediche e scientifiche del Paese. Paterlini sottolinea inoltre l’obiettivo del NITAG, che comprende compiti quali “valutare l’efficacia dei programmi di vaccinazione” e “aggiornare i calendari vaccinali” sulla base di prove scientifiche. L’autrice elenca anche una serie di reazioni all’interno della classe medica nazionale.
Tra queste vi sono lo sgomento espresso dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) per la nomina di professionisti le cui opinioni “sono in contrasto con le prove scientifiche sulla vaccinazione” e la pubblicazione di una lettera aperta da parte di un sedicente Patto “Trasversale” per la Scienza, un’iniziativa che sostiene di promuovere la medicina basata sull’evidenza. La lettera aperta sostiene che queste nomine rischiano di legittimare teorie antiscientifiche e di indebolire la “cultura della prevenzione”, un concetto evidentemente ridotto dai firmatari alla sola vaccinazione, trascurando il ruolo più ampio e fondamentale della prevenzione primaria, che comprende stili di vita sani e la gestione della complessa interazione dei determinanti sociali, economici, commerciali, politici e ambientali della salute.
La conoscenza scientifica non è una verità assoluta, ma il risultato di un processo continuo di indagine, un corpus di prove in evoluzione, perfezionato e rivisto man mano che diventano disponibili nuovi dati.
La scienza, per definizione, prospera sulla messa in discussione delle teorie esistenti e promuove la ricerca e il dibattito continui. È quindi sorprendente che membri delle professioni scientifiche e mediche, che dovrebbero essere aperti a diverse interpretazioni della salute o, per lo meno, consapevoli dei determinanti più ampi della salute, chiedano dogmaticamente l’esclusione dal dibattito scientifico di due colleghi con credenziali accademiche consolidate e, nel caso del dottor Serravalle, decenni di esperienza clinica di successo in pediatria.
Entrambi hanno espresso opinioni dissenzienti rispetto al consenso mainstream, ma lo hanno fatto presentando argomenti fondati su prove e analisi ragionate. Inoltre, mentre molti di coloro che condannano le nomine potrebbero essere essi stessi influenzati direttamente o indirettamente da conflitti di interesse, attraverso affiliazioni con società scientifiche o agende istituzionali (1)1, nessun conflitto di questo tipo è stato identificato in relazione ai due professionisti nominati al NITAG.
La scienza – e le strategie sanitarie basate su prove scientifiche che essa informa – può progredire solo attraverso un dibattito aperto, critico e onesto. Purtroppo, l’ostracismo e la censura sono anche l’eredità della recente pandemia di COVID-19, quando il dissenso dalle narrazioni sanitarie mainstream è stato sistematicamente messo a tacere dai media, dalle piattaforme digitali e dai canali istituzionali (2)2.
Sebbene la decisione del Ministro della Salute italiano di includere due voci dissenzienti nel NITAG possa essere stata influenzata da considerazioni politiche, essa dovrebbe essere lodata, e non condannata, nell’interesse dell’integrità scientifica, e non respinta solo sulla base del suo contesto politico.
Fin qui la mia risposta al BMJ.
Nel frattempo, il Ministro invece di difendere la sua scelta, e l’opzione di un conforonto scientfico basato sulle prove (Evidence Based), appena 10 giorni dopo la nomina ha revocato l’intero NITAG, scatenando divisioni nella maggioranza di governo (la premier critica la revoca non concordata, Salvini e Lollobrigida attaccano il ministro, mentre Forza Italia lo sostiene) e attacchi da parte dell’opposizione, che sembra voler cavalcare quelle dissonanze. « Schlein: “Difendono i no vax”» titolava la Repubblica.
Mentre i media mainstream, continuano ad attaccare i due professionisti ricorrendo ancora una volta al termine “no vax” già caricato di odio e ostracismo durante la pandemia di Covid-19 (e che la giurisprudenza ha già individuato la carica diffamatoria), lo stesso dottor Serravalle insiste sul fatto che la loro non è una posizione pregiudizialmente contraria ai vaccini, rappresenta piuttosto l’applicazione del principio di precauzione cui si ispira l’ordinamento dell’Unione Europea (in cui per altro non c’è obbligo vaccinale in 14 Paesi) e la deontologia medica che mette al primo posto la salute di ogni singolo assistito.
Alcune inchieste inchieste giornalistiche nel frattempo hanno sollevato seri interrogativi sull’imparzialità di altri componenti del NITAG, documentando i loro rapporti economici diretti con varie multinazionali farmaceutiche attive nel settore dei vaccini, confermando quanto avevo solo individuato come possibilità nella mia risposta al BMJ.
Quel che però rattrista è che alcuni partiti di “sinistra”, forse anch’essi mossi solo da considerazioni politiche, invece di difendere le ragioni del confronto scientifico auspicato da Serravalle e Bellavite (e da me evidentemente condivise), ed eventualmente contribuire ad individuare e condannare i conflitti di interesse (come dovrebbe essere nel codice genetico della sinistra che un tempo denunciava la “questione morale”), sembrerebbero non aver capito nulla della posta in gioco sul piano scientifico. Dalla sinistra mi aspetterei piuttosto la denuncia della collusione con le transnazionali farmaceutiche.
- Fabbri A, Gregoraci G, Tedesco D, Ferretti F, Gilardi F, Iemmi D, Lisi C, Lorusso A, Natali F, Shahi E, Rinaldi A. Conflict of interest between professional medical societies and industry: a cross-sectional study of Italian medical societies’ websites. BMJ Open. 2016 Jun 1;6(6):e011124. doi: 10.1136/bmjopen-2016-011124. ↩︎
- Bertuzzi N, Lagalisse E, Lello E, Gobo G, Sena B.. Politics During and After Covid-19: Science, Health and Social Protest. Partecipazione e Conflitto, 2022, 15(3): 507-529. DOI:10.1285/i20356609v15i3p507 ↩︎