Auguri!

Natale 2013 – Capodanno 2014

Care amiche e cari amici,

tra quelli più giovani di voi, sono sempre di più quelli che desiderano orientare il loro impegno professionale verso qualcosa di socialmente utile, verso un obiettivo che dia un significato profondo al proprio lavoro.
Altri amici sono da tempo impegnati nella costruzione di un mondo migliore, non si sono mai stancati di lottare e continuano a sperimentare nuovi percorsi.

Il mondo non è come lo vorremmo. Prima ancora che economica, la crisi è sociale, culturale, ambientale e morale. Potenti interessi personali e privati continuano a mettere a repentaglio il futuro della maggioranza degli abitanti della terra e persino del Pianeta stesso. È sempre più necessario e urgente invertire la rotta fissata da un sistema basato sulla competizione e l’individualismo, la cupidigia e la prevaricazione, consumi indiscriminati, un’irresponsabile sfruttamento delle risorse naturali e criminale inquinamento dell’ambiente. S’insegue un’insostenibile crescita economica infinita, e ci si misura con indicatori macroeconomici che dimenticano i bisogni veri delle persone e i valori della convivenza umana.

Dunque il mio augurio è di cooperazione, solidarietà, inclusione e impegno comune nella ricerca di nuove strade per la costruzione di un mondo dove non solo ci sia spazio e attenzione  per i bisogni di tutte e tutti, ma che ce ne sia anche per quelli delle generazioni future.
Darà gioia pensare che quel mondo diverso e possibile lo stiamo costruendo insieme.

Auguri!

Eduardo
www.eduardomissoni.info

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New Book: Management of International Institutions and NGOs

Cover_Missoni_AlesaniManagement of International Institutions and NGOs

Frameworks, practices and challenges

By Eduardo Missoni and Daniele Alesani

International Institutions (IIs), International NGOs (INGOs) and Transnational Hybrid Organizations (THOs) play a hugely important role in the modern world economy. Despite having been studied by scholars from a range of disciplines, these organizations have never before been approached from a management perspective. This ambitious book analyzes the management challenges associated with international cooperation and sheds light on how these organizations have evolved as the political, economic and business environments have changed around them.

Covering an admirably broad canvas, the authors pursue two main objectives. Firstly, they explore the main management frameworks developed in the context of the corporate and national public/non-profit organizations and adapt them to the specificity of IIs and INGOs. This leads to the identification of a “tailored” approach to IO management based on their institutional and operational settings, stakeholder groups, core business, staff profile, and financial arrangements. Secondly, they “bring theory into practice” by linking frameworks to several case studies and best practices of organizations currently experimenting with management systems and tools, with case studies including the World Bank and the Gates Foundation.

This comprehensive textbook is a must-own resource for students and academics involved with studying and working with international organizations.

“A welcome one-stop shop to unveil the complex organizational variations generated in the last decades among IIs and NGOs and their impact in addressing the ultimate goal of a more peaceful, just and sustainable world for all.”

Mirta Roses Periago, Former PAHO/WHO Director

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Il futuro della cooperazione internazionale per la salute in un mondo in crisi

 

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7º Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Tropicale

Torino, 28-30 novembre 2013

Abstract

di Eduardo Missoni

 

Dopo un decennio di attenzione senza precedenti ai temi della salute e di una crescita straordinaria degli aiuti in sanità che ha raggiunto il suo massimo storico nel 2010, i fondi internazionali pubblici e privati per la cooperazione allo sviluppo nel settore della sanità hanno iniziato a decrescere dal 2011, almeno in parte come conseguenza della crisi economica internazionale. Anche l’“architettura degli aiuti” e in generale della governance internazionale dello sviluppo in sanità, come in altri settori, si è sostanzialmente modificata a partire dalla fine degli anni ’90. L’emergenza di nuovi attori globali pubblici e privati, la sperimentazione di nuovi modelli organizzativi e le alleanze pubblico-privato hanno reso il quadro più complesso e frammentato.

Nonostante le molte energie spese per migliorare l’allineamento degli aiuti alle strategie e alle procedure dei beneficiari, anche attraverso programmi ad approccio settoriale integrato (SWAp) e la creazione di fondi comuni, l’esperienza di molti paesi in via di sviluppo dimostra che gli aiuti per la sanità (come negli altri settori) continuano ad essere erogati in gran parte attraverso iniziative a breve termine, a progetto, ideate e dirette dai donatori e dedicate a specifici temi o malattie (“verticali”) ed in particolare all’HIV/AIDS. Con il risultato di un’elevatissima frammentazione degli aiuti, una crescente inefficienza, una scarsa attenzione alle vere priorità dei beneficiari e un peso gestionale ed economico crescente sui già deboli sistemi dei paesi beneficiari.

Nel contempo la geografia globale della povertà e le condizioni epidemiologiche sono sostanzialmente cambiate. La maggior parte dei poveri del mondo infatti non vive più nei paesi di reddito più basso, ma in paesi a medio reddito obbligando ad un cambiamento nell’orientamento dei fondi. Un’importante transizione epidemiologica ha messo i paesi poveri di fronte ad un doppio carico di malattia aggiungendo alla difficile lotta contro le malattie infettive, l’ancor più difficile controllo delle malattie croniche e nuove sfide alla salute legate al processo di accelerazione della globalizzazione. Intanto si avvicina la scadenza del 2015 per il raggiungimento degli obiettivi del millennio e s’intensifica il dibattito alle nuove priorità globali sulle quali concentrare gli sforzi della comunità internazionale e degli attori transnazionali. Di fronte a questo scenario la cooperazione internazionale va necessariamente ripensata a partire da un uso più efficiente ed efficace delle risorse a disposizione, ivi inclusa l’applicazione da parte di tutti gli attori dei principi della Dichiarazione di Parigi, e un rinnovato approccio di sistema che metta al primo posto le cure primarie per la salute. Tuttavia, senza un’azione coordinata g-locale che promuova la salute come  diritto e ne affronti i determinanti sociali anche a livello di governance, non sarà però possibile affrontare adeguatamente la crisi in atto che, prima ancora che economica è sociale e etica.

 

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Università e Cooperazione allo Sviluppo – per un libro bianco del CUCS

Video presentato a Genova il 14 Novembre in occasione del IV Congresso Nazionale SPeRA. L’intervento programmato in sede Coordinamento Universitario per la Cooperazione allo Sviluppo (CUCS) propone la pubblicazione di un “libro bianco” sullo stato della Cooperazione Universitaria allo Sviluppo.

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“Decrescita” e salute. L’azione locale da sola non è sufficiente. Sono necessarie politiche globali

«Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un pazzo, oppure un economista» (Kenneth Boulding)

La transizione verso una società della sostenibilità e della decrescita non è possibile senza adeguati meccanismi di governance e di regolazione del mercato
Per una governance globale e nazionale che sostenga la salute, promuova sistemi sanitari equi e sostenibili, è indispensabile l’alleanza tra is4tuzioni e forze sociali nazionali e transnazionali il cui fine sia la promozione della salute come diriTo fondamentale, bene comune e priorità di tuTe le poli4che.

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Il 2015 si avvicina, ma il millennio non è finito. Cosa ne sarà degli obiettivi di sviluppo?

salute5_bassaEduardo Missoni e Giulia Ferrari

A soli tre anni dal 2015, data prefissata per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), la comunità internazionale si interroga su quale debba essere l’agenda per lo sviluppo oltre il 2015 (United Nations Development Agenda beyond 2015). Gli MDG hanno rappresentato uno straordinario strumento per catalizzare attenzione e consenso politico a livello globale sui temi dello sviluppo, contribuendo a far crescere il volume degli aiuti allo sviluppo, come riconoscono gli autori di un lungo articolo del Lancet. Tuttavia, l’approccio adottato per la formulazione degli MDG, e di conseguenza le modalità adot- tate per raggiungerli, non sono stati scevri da critiche. Da più parti dunque, l’approssimarsi della scadenza del 2015 è considerata un’eccellente opportunità per la ridefinizione dell’agenda per lo sviluppo e la correzione di quell’approccio, nel metodo e nei contenuti.
La salute è essenziale per il miglioramento delle condizioni di vita e per lo sviluppo, e tre degli otto MDG riguardano direttamente le con- dizioni di salute. In molti Paesi a basso e medio reddito sono stati fatti notevoli progressi in termini di salute nell’ultimo decennio. La mortali- tà infantile e quella materna si sono ridotte a ritmi mai conosciuti in precedenza ed è migliorato il controllo delle principali malattie infetti- ve, come AIDS, malaria e tubercolosi. Ciononostante, è ormai certo che molti Paesi, soprattutto nell’Africa Subsahariana e nell’Asia meri- dionale, non raggiungeranno entro il 2015 le mete stabilite. Il fallimen- to può essere in parte attribuito all’inadeguatezza degli obiettivi e degli indicatori scelti, ma cresce la convinzione che lo sviluppo economico abbia spesso accresciuto le disuguaglianze e le condizioni d’iniquità. Allo stato attuale sono in molti a considerare lacunoso l’attuale sistema di MDG, sostenendo la necessità di ripensare il modello…. Leggi il seguito su www.saluteglobale.it

 

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C’è bisogno di una riforma. Ma di che riforma? L’OMS di fronte alla sfida di una ricollocazione strategica

salute5_bassaEduardo Missoni

Nel corso della storia dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), in più occasioni e da più parti ne è stata sollecitata una rifor- ma. In occasione di ogni elezione di un nuovo Direttore generale (DG) le riviste scientifiche più attente alla vita dell’OMS ne hanno esaminato i punti deboli e individuato i cambiamenti necessari nella speranza che la nuova direzione potesse darvi in qualche modo attuazione. Ogni volta sono riemerse in buona parte le stesse questioni e si sono con- frontati interessi contrapposti non molto diversi da quelli che già in- fluenzarono il dibattito all’epoca della costituzione dell’OMS. Oggi però lo scenario globale è profondamente cambiato.

Con l’accelerazione del processo di globalizzazione e l’affermarsi dell’ideologia neoliberista si è assistito alla deregolamentazione e liberalizzazione dei regimi commerciali e alla riduzione ai minimi termini dello stato sociale. Le condizioni locali di vita e di salute sono sempre più influenzate da determinanti molto remoti, dal marketing aggressivo delle industrie (tabacco, alcol, alimenti e bevande poco sane, eccetera), dal deterioramento ambientale e dalla precarizzazione del lavoro prodotti di quel modello economico, e sono rese ancor più incerte per la maggior parte della popolazione mondiale dalla privatizzazione dei servizi sanitari e sociali, nonché dalla mercificazione di beni e servizi essenziali, quali l’acqua o la rete elettrica. La salute, dunque, non dipende più solo dalle condizioni di un paese, ma da forze globali che agiscono al di fuori del controllo dei singoli Stati, tanto da divenire og- getto della politica estera al pari di altre questioni globali quali la sicu- rezza, la sostenibilità dello sviluppo, la governance democratica e i diritti umani.2
Per il suo mandato originario di autorità direttiva e di coordinamento sanitario internazionale, l’OMS dovrebbe essere in prima linea nell’affermazione e difesa del diritto alla salute. Pur trovandosi di fronte a dinamiche per le quali probabilmente non era stata progettata,3 è pur tuttavia dotata degli strumenti normativi e regolatori per farlo….. Leggi il seguito e scarica l’articolo completo su www.saluteglobale.it

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Non state actors? What the new terminology hides

Once sociologists , economists and political scientists would somehow recognize three sectors of society: public sector, the market – or commercial sector,  and – in between the two – civil society  (third sector, or non profit sector from an economical perspective).

The UN organization and its agencies -all intergovernmental organizations – thus belonging to the public sector, had to manage (separately) their relations with Civil Society on one side and the market (corporations) on the other. Possibly one of the main challenges was to differentiate among Civil Society organizations (including so called NGOs, to whom a consultative status could be offered ex art. 71 of the UN Charter) those somehow genuinely “civil” and committed to the public good (among those the Public Interest NGOs known as PINGOs) and those that somebody would classify as “uncivil” somehow defending private and commercial interests (including the Business Interest NGOs or BINGOs). Over the years confusion grew, mainly due to the neoliberal drive there was a tendency to mix-up civil society and the “private sector”, then the turn came of global public private partnerships and the so-called multi-stakeholder approach. Now “non-state actors” seems to become the fashionable approach. All in the same pot.

Also the World Health Organization is engaging in the new wave. A nice report by Remco van de Pas on about a recent consultation of that international organization with “non state actors” well describes the confusion. As Remco reports “The biggest risk for WHO is (…) that it will lose further legitimacy as the leading global public health authority”. Read Remco’s post.

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A new book: “Education in Global Health Policy and Management”

Copertina_solo_primaedited by Eduardo Missoni and Fabrizio Tediosi

Global health has been increasingly recognized as a key element of sustainable development. The recent increase in the number of public and private global health actors and the complex global governance for health boosted the need for professionals who combine a thorough understanding of health-related challenges with multidisciplinary training in social sciences, economics, and management. In the past few years, this has led, not only to the mushrooming of courses dedicated to global health, but also academic degrees in global health.
By reviewing a recent attempt to innovate the educational offerings in global health policy and management by a consortium of academic institutions in Italy, the book analyzes the recent trends in global health education.
The book concludes that while global health and development is certainly an emerging area in the higher education systems of many countries, international offerings in graduate programs are still highly dominated by those taught in medical schools, often failing to combine health sciences with economic, social, and management sciences.  The multidisciplinary nature of global health education programs should be improved.

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Un nuovo libro (in inglese): “Education in Global Health Policy and Management”

Copertina_solo_primaedited by Eduardo Missoni and Fabrizio Tediosi

Global health has been increasingly recognized as a key element of sustainable development. The recent increase in the number of public and private global health actors and the complex global governance for health boosted the need for professionals who combine a thorough understanding of health-related challenges with multidisciplinary training in social sciences, economics, and management. In the past few years, this has led, not only to the mushrooming of courses dedicated to global health, but also academic degrees in global health.
By reviewing a recent attempt to innovate the educational offerings in global health policy and management by a consortium of academic institutions in Italy, the book analyzes the recent trends in global health education.
The book concludes that while global health and development is certainly an emerging area in the higher education systems of many countries, international offerings in graduate programs are still highly dominated by those taught in medical schools, often failing to combine health sciences with economic, social, and management sciences.  The multidisciplinary nature of global health education programs should be improved.

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